di Claudio Pelagallo e Angelo Proto                              16 sett .2002
“Nel dibattito sull’ATO4, il bacino idrico nel quale sono stati accorpati i comuni di Anzio e Nettuno, nulla è emerso circa le grandi società che nel mondo detengono lo strapotere in materia di acqua. Un articolo apparso sul numero scrorso del settimanale “Carta” l’ecologista Emilio Molinari traccia un profilo preoccupante della Società “Vivendi” che si è aggiudicata la gara d’appalto dell’ATO 4. Ritendolo intererssante ve ne proponiamo alcuni stralci.
“La crisi della società Vivendi rischia di diventare una bancarotta e di trascinare nel crollo la metà del sistema idrico francese, l’economia del paese, i risparmi di molti cittadini e i fondi pensione dei lavoratori. Eppure, per le holding che si stanno formando anche in Italia, Vivendi, così come Lyonnais des eaux, rappresentava uno dei modelli vincenti di privatizzazione dei servizi idrici, allo stesso modo in cui, fino a poco tempo fa, Enron lo era nei servizi energetici.Vivendì e Lyonnais sono società postindustriali, espressioni dell’idea della continua creazione di «ricchezza» finanziaria da ottenere con la deregulation dei beni pubblici e dei diritti fondamentali, la valorizzazione delle aziende pubbliche in borsa, e la strategia dei fondi pensione.
Oggi è piuttosto facile prevedere che se si attuasse la privatizzazione della gestione dei servizi idrici nel modo in cui si dice [del tutto arbitrariamente] che debba essere la lettera della legge Galli, e come è invece previsto dalla Finanziaria e dall’agenda dell’Omc, nel giro di cinque o sei anni, un numero non superiore a quello delle dita di una mano di società simili a Vivendi controllerebbe, attraverso fusioni e accorpamenti, tutti i servizi pubblici locali italiani.
Non sembra esagerato dire, intanto, che in questo momento il caos più assoluto regna in gran parte dei comuni italiani, chiamati, loro malgrado e obbligatoriamente, a decidere di modificare lo stato giuridico della gestione del servizio idrico locale, rendendola una società di capitale collocata sul mercato.
Noi della Campagna sull’acqua siamo reduci da numerose iniziative sul territorio con i cittadini e gli amministratori locali e siamo testimoni di atteggiamenti, direi quasi stati d’animo, molto contradditori.
Prima di tutto quello dei cittadini, che, una volta messi al corrente della realtà che si determinerà con la liberalizzazione [cioè la messa sul mercato] dei servizi idrici, reagiscono tutti, indipendentemente dalle idee politiche, con le medesime preoccupazioni e contrarietà lamentando il fatto di non essere stati informati.
In secondo luogo, quello degli amministratori, le cui reazioni sono estremamente diversificate e scaturiscono da conoscenze e interessi differenti e contradditori. Spesso è difficile trovare un denominatore comune, un filo che lasci intravvedere una scelta coerente con le posizioni del partito cui gli amministratori appartengono.
Ci sembra, tuttavia, che in alcuni di loro sia diffusa la convinzione che le scelte di attuazione a livello regionale della legge Galli o quelle di ratifica delle convenzioni dei consorzi e degli Ambiti territoriali ottimali [Ato] alle quali sono chiamati siano atti del tutto trascurabili oppure dovuti, conseguenze automatiche della legislazione italiana o europea. Si tratta, lo ricordiamo, di scelte nelle quali spesso si rende obbligatoria la costituzione di società di capitale e la messa sul mercato degli enti gestori del servizio idrico, anticipando così l’articolo 35 della Legge Finanziaria (che appare incostituzionale) e forzando oltre ogni logica la legge 36/94. La legge Galli e la legislazione europea non obbligano affatto né la liberalizzazione né la privatizzazione, lasciano agli amministratori locali la libertà di scelta…
Il problema è solo di scegliere da quale holding farsi assorbire e a quale consegnare la gestione del proprio servizio idrico? La cosa, per fortuna, infastidisce molti comuni. Il risultato è che, ad esempio, 88 comuni lombardi sono in procinto di indire un referendum abrogativo della legge regionale d’attuazione della legge Galli”
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