USCIRE DALL’EMERGENZA RIFIUTI NEL LAZIO

“La situazione dei rifiuti nel Lazio e in particolare a Roma è davvero una delle questioni cruciali su cui il centrosinistra che governa la Regione Lazio dovrà misurare nei prossimi mesi la sua capacità di governo, segnando una forte discontinuità col passato.”

Nel trattamento dei rifiuti occorre superare rapidamente il sistema in discarica ed i suoi pesanti impatti sul suolo, sull’acqua e sull’aria. Il punto dirimente è sul come. È chiaro da questo punto di vista che la programmazione e l’attuazione di interventi strategici per uscire dalla fase odierna spetta innanzitutto al governo Regionale e ciò non può essere demandato, ne ispirato dai diversi operatori privati che operano nel settore.

In questo quadro riteniamo fondamentale l’avvio di una nuova fase che segni una netta discontinuità con il passato, attraverso un piano strategico che partendo dalla riduzione nella produzione dei rifiuti, sia in grado di strutturare un sistema capillare e dettagliato di raccolta differenziata della frazione secca, del compostaggio della frazione umida, per arrivare infine ad un trattamento della parte residuale finale dei rifiuti, con l’utilizzo delle migliori tecnologie che riducano gli impatti ambientali, superando impianti basati su tecnologie rivelatesi superate e obsolete.

Per questo nel programma elettorale sottoscritto con le altre forze politiche che oggi governano la Regione, abbiamo condiviso la necessità di rafforzare quest’ultimo passaggio sottolineando l’assoluta necessità di Innovare, Innovare. Innovare.

È utile ricordare che il Lazio è al sestultimo posto in Italia per ciò che riguarda la raccolta differenziata dei rifiuti con poco più dell’8% ancora lontana dalla media nazionale del 21,47% e dall’obiettivo di legge del 35%. Si tratta di innescare un circuito intelligente del recupero e del riciclo, che avvii una progressiva riduzione nella produzione dei rifiuti, anche attraverso una politica d’incentivi premiali per le reti di grande distribuzione che riducano sensibilmente gli imballaggi primari e abbandonino il sistema dell’uso e getta. Campagne di informazione e sensibilizzazione per praticare il riciclo e il riutilizzo accompagnate a sistemi di riduzione della tariffa per lo smaltimento dei RSU, per coloro che praticano comportamenti virtuosi possono rivelarsi ulteriori strategie vincenti.

Va poi implementato il sistema della raccolta differenziata dei rifiuti, affiancando ai tradizionali sistemi diffuse forme di raccolta porta a porta calendarizzata e raccolte permanenti presso le grandi utenze. A ciò và aggiunta la necessità di rendere vantaggioso e sistematico il compostaggio, utile anche per la produzione di fertilizzanti di qualità da impiegare in agricoltura.

Infine si pone la questione del trattamento finale del prodotto residuale, che più di qualcuno, ritiene di poter affrontare con il sistema dell’incenerimento dei rifiuti. Per questo sarebbe necessario costruire inceneritori o termodistruttori, impianti di smaltimento di rifiuti che bruciandoli ne riducono il peso ed il volume. Ma nonostante la diminuzione di volume dei rifiuti prodotti, il destino delle ceneri e di altri rifiuti tossici prodotti da un inceneritore è comunque convogliato in discarica per rifiuti speciali, più costose e pericolose, senza voler trascurare la formazione delle sostanze inquinanti, emesse in forma solida e gassosa da un inceneritore. Quando esprimiamo come ecologisti la nostra netta contrarietà a questo tipo di impianti, certo non vogliamo ignorare la necessità d’individuare nuove strategie per ridurre anche la parte residuale dei rifiuti, ma siamo convinti che ciò possa essere fatto innovando e investendo in moderne soluzioni impiantistiche in grado di ridurre notevolmente gli impatti ambientali. Ad esempio una alternativa nata in Germania e già collaudata in città del Canada e Australia è l’uso del Trattamento Meccanico Biologico comunemente detto MBT con una riduzione del 70% dei rifiuti urbani da conferire in discarica. La capacità di un impianto MBT può arrivare a trattare 150000 ton/anno e i suoi vantaggi sono la riduzione della quantità e pericolosità dei rifiuti da conferire in discarica.

Questa filiera di trattamento, sembrerebbe molto meno inquinante dei processi di incenerimento, i quali comunque prevedono il ricorso a discariche per la collocazione di scorie e ceneri tossiche per circa il 30% dei rifiuti bruciati. Lo stesso quadro di “emissioni di CO2 evitate” non ha confronti con altre modalità di trattamento e di smaltimento. Inoltre, la collocazione in discarica di ciò che non é recuperabile riguarda rifiuti con potenzialità di percolazione e di emissione di fastidiosi odori non paragonabili a discariche per rifiuti tal quali. Insomma occorre aprire una seria riflessione anche scientifica sulla materia per valutare quale migliore tecnologia sia utile per chiudere il ciclo dei rifiuti, lasciando una volta per tutte ben distinte le questioni relative ai rifiuti con quelle dell’energia, il cui connubio forzato rischia solo di moltiplicare gli impatti ambientali sul territorio.

Non riteniamo sia opportuno destinare i rifiuti all’incenerimento per produrre energia, sia perché l’attuale saldo energetico regionale è già in positivo, sia perché siamo convinti, che è con l’uso delle fonti rinnovabili e pulite che si debba avviare la pianificazione di una nuova politica energetica regionale. In conclusione occorre separare nettamente il tema dei rifiuti con quello dell’energia e per entrambi si può e si deve innovare per migliorare la qualità ambientale della nostra Regione.

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