Nettuno

Nettuno

Alla Fine degli anni ‘70 il Comune di Nettuno decise di costruire il nuovo porto affidandolo ad una ditta privata che dopo averlo realizzato ne avrebbe goduto la concessione esclusiva per decenni.

Nel 1979, nel generale coro di consensi verso il nuovo porto, il sottoscritto assieme ad altre due persone, allora militavo in Democrazia Proletaria, decidemmo di stampare un manifesto dal titolo: No al porto targato Fiat, in cui contestavamo la gestione privatistica di un bene pubblico, sostenevamo allora che i nettunesi sarebbero stati espropriati per sempre del loro porto, e che gli interessi privati difficilmente si sarebbero occupati del grande impatto che l’opera avrebbe avuto sull’ambiente, vista l’infelice collocazione.

Per quanto riguarda l’aspetto paesaggistico, un Borgo medievale che si affacciava direttamente sul mare, il cavone e la marciaronda dalla quale generazioni di nettunesi si sono scambiati baci e promesse, rappresentavano unicità che andavano preservate. Ora il Borgo medievale si affaccia su un immenso parcheggio asfaltato, il mare è lontano un centinaio di metri e il panorama non è più quello di Torre Astura, delle isole pontine e del Circeo ma di un orribile ecomostro. Dal lato mare le vie di accesso al borgo sono chiuse dai cancelli.

Quelli che amano il mare, i pescatori sportivi, i dilettanti, i velisti, tutti i nettunesi meno facoltosi, che costituiscono il 90% della popolazione residente, sono stati esclusi dal porto. A loro non è consentito fruire di quello che una volta era il porto della cittadina. Lo scivolo a mare per le imbarcazioni, che doveva essere garantito a tutti non è mai stato nella disponibilità dei cittadini. I pescatori professionisti sono a malapena tollerati all’interno del Marina. Nonostante fosse previsto nella concessione il Comune non ha mai avuto la piena disponibilità delle bachine P e Q.

Centinaia di nettunesi sono stati costretti ad abbandonare sulle spiagge le loro piccole imbarcazioni, quelli più testardi a ricorrere a rimessaggi di fortuna spesso al limite della legge, molti hanno abbandonato l’idea di andare per mare.

Porto Marina di Nettuno

Porto Marina di Nettuno

Occorre riconoscere che il Marina di Nettuno si è trasformato in uno spazio bello ed esclusivo, dotato di tutti i servizi, un grande parcheggio per imbarcazioni, che con la gestione e la manutenzione ha creato un piccolo ma solido indotto, le manifestazioni di offshore e le piccole fiere all’interno del Marina non bastano però a creare ricchezza per la città. Non un’economia portante per il paese, ma un pezzo a sé stante sganciato dalla realtà locale.

Nel 1997 nel breve tempo in cui ho ricoperto la carica di assessore all’Ambiente e Sanità, mi occupai del dragaggio del porto, la sabbia che veniva dragata e ributtata sulla spiaggia sotto il santuario. Avevo ricevuto diverse segnalazioni che quanto fuoriusciva dal tubo fosse di colore marrone scuro e maleodorante, constatato di persona e suffragato dall’allora consigliere Marcello Graziosi che conosceva assai bene le cose del porto, intrapresi la trafila burocratica per far accertare dalle autorità sanitarie se ci fossero rischi per la salute umana e per l’ambiente. Segnalai la cosa anche al ministero dell’Ambiente. Cosa strana, ma non tanto viste le modalità dei prelievi (Il Marina veniva avvisato prima di ogni campionamento), le analisi risultarono sempre perfette. Dall’alto chiesero la mia testa di assessore, avevo osato troppo!

Nettuno Marina

Nettuno Marina

Ora veniamo alla necessità dell’ampliamento.

“Porto turistico di Nettuno. “Si accolgono favorevolmente le proposte avanzate dal Consiglio Direttivo del porto. Tali proposte sono rivolte a ridurre gli oneri di dragaggio, a migliorare le condizioni di accesso dell’imboccatura portuale” fu scritto dagli “esperti” nel luglio del 1998 nell’aggiornamento del Piano di Coordinamento dei porti della Regione Lazio. Con la scusa dell’insabbiamento della bocca del porto, problema reale che poteva essere risolto con altri accorgimenti, venne avanzata la proposta di allungamento dei bracci che nascondeva in realtà un aumento dei posti barca e una consistente cubatura da realizzare nel porto. Come ecologisti allora ci battemmo contro quella che ritenevamo una operazione inutile e dannosa per l’ambiente. Scrissi nel marzo del 2001: “Quanti sanno che il 23 gennaio scorso è stato firmato un “ discutibile” schema di convenzione tra Comune e il Marina di Nettuno?” E sull’aspetto ambientale “Da relazioni scientifiche si evince che la presenza di opere portuali interferisce con i processi idrodinamici costieri” osserviamo impotenti negli ultimi anni alla sparizione della spiaggia che dal Santuario arriva fino A Torre Astura, e l’insabbiamento e l’avanzare dell’arenile in tutto il golfo tra Anzio e Nettuno, fenomeni strettamente legati all’allungamento del braccio esterno del molo del porto di Anzio e la creazione del porto Turistico di Nettuno”. Secondo noi ecologisti il consistente allungamento dei bracci del porto avrebbero causato ulteriori modifiche e danni ambientali su questo tratto di costa. Che il tempo ci stia dando ragione è una magra consolazione.

Ora a quasi 30 anni dalla costruzione del porto tre domande sono d’obbigo: l’idea di collocare il porto proprio davanti al borgo e al lungomare fu una decisione saggia?

L’idea di una gestione tutta privatistica di un bene pubblico di primaria importanza ha portato vantaggi alla comunità locale?

L’ampliamento del porto era così necessario oppure si trattò di una mera operazione speculativa?

Claudio Pelagallo

Di Sinistra Ecologia e Libertà

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2 commenti on Porto Marina di Nettuno un bilancio a 30 anni dalla sua realizzazione

  1. Avatar Fabio BArtolucci ha detto:

    Mi pare che spesso ci si dimentica che il porto esisteva dal 1964 e da quel periodo fino al 1983 é stato tenuto in condizioni disastrose tali da farlo sembrare un acquitrino!
    Il marina di nettuno ha sanato una situazione di degrado giàesistente , l’unica alternativa era demolire quanto fatto nel 1964.
    Sotto il borgo c’era una spiaggia interna al “porto Vecchio” una pozzanghera maleolente, non migliore del parcheggio asfaltato.
    Putroppo la cosa pubblica in Italia non funziona, in attesa di eventi utopistici l’unica alternativa all’immobilismo é l’iniziativa privata.
    Un porto comunale, visto come é getita la darsena comunale inetrna al “Marina”sarebbe stato comunque un disastro come al solito ad unico vantaggio di pochi amici dell’amministrazione !
    Vi ricordo che nel vostro specchio d’acqua hanno preso posto barche da Pesca che non sono di Nettuno e che il comune ha lasciato che per anni le banchine fossero ingombre da reti maleolenti e ciarpame vario!
    Il porto dovrebbe essere di chi lo fa e lo cura, non di chi ci abita vicino, mi pare inoltre che non sia mai chiaro il concetto di demanio, perchè comunque il porto di Nettuno, non é di Nettuno, ma di tutti gli italiani!
    Fabio Bartolucci

  2. Avatar giovanni ha detto:

    condivido in pieno le considerazioni di fabio bartolucci

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