ACQUA-orizzontale-_piccolo_Sono stati depositati presso la Corte di Cassazione di Roma i quesiti per i tre referendum che chiedono l’abrogazione di tutte le norme che hanno aperto le porte della gestione dell’acqua ai privati e fatto della risorsa bene comune per eccellenza una merce. La raccolta delle 500 mila firme necessarie per l’ammissione dei referendum inizierà nel fine settimana del 24-25 aprile, una data simbolo per quella che il Forum dei Movimenti per l’Acqua intende come la Liberazione dell’acqua dalle logiche di profitto. Sullo stop alle politiche di privatizzazione e sulla necessità di una forte, radicata e diffusa campagna nazionale, un vastissimo fronte in queste settimane si è aggregato al Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua: dalle associazioni dei consumatori alle associazioni ambientaliste, dal mondo cattolico e religioso al popolo viola, dai movimenti sociali al mondo sindacale, alle forze politiche della sinistra. Ma perché un referendum? “Perché – spiegano gli attivisti del Furum- l’acqua è un bene comune e un diritto umano universale. Un bene essenziale che appartiene a tutti. Nessuno può appropriarsene, né farci profitti. L’attuale governo ha invece deciso di consegnarla ai privati e alle grandi multinazionali. Noi tutte e tutti possiamo impedirlo. Mettendo oggi la nostra firma sulla richiesta di referendum e votando SI quando, nella prossima primavera, saremo chiamati a decidere. E’ una battaglia di civiltà. Nessuno si senta escluso”. Perché tre quesiti? “Perché vogliamo eliminare tutte le norme che in questi anni hanno spinto verso la privatizzazione dell’acqua. Perché vogliamo togliere l’acqua dal mercato e i profitti dall’acqua. Vogliamo restituire questo bene essenziale alla gestione collettiva. Per garantirne l’accesso a tutte e tutti. Per tutelarlo come bene comune. Per conservarlo per le future generazioni. Vogliamo una gestione pubblica e partecipativa”. Addirittura una recente legge del governo in carica prevede l’affidamento della gestione dei servizi pubblici locali a rilevanza economica a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica o, in alternativa, a società a partecipazione mista pubblica e privata con capitale privato non inferiore al 40%. “L’esperienza di Acqualatina-afferma Claudio Pelagallo– che ha aumentato le tariffe dell’acqua dal 50% fino al 300% e che in pochi anni di gestione ha accumulato un passivo di decine di milioni di euro suggerisce che occorre il controllo pubblico dell’acqua sia nella proprietà che nella gestione. I comuni di Anzio e Nettuno fin’ora poco hanno fatto per liberarsi dalla morsa del carrozzone Acqualatina. Mentre in questi giorni il comune di Aprilia ha riunito le tre commissioni più importanti dell’amministrazione comunale (Lavori pubblici, urbanistica e Servizi generali) per porre al centro la questione del ritorno in mani pubbliche del servizio idrico”.

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