la costa di Fiumicino

la costa di Fiumicino

Nel Lazio 3 infrazioni al giorno, quasi 3 violazioni per km di costa, per un totale di 1.008, +35,7% rispetto allo scorso anno,
7° posto nella classifica nazionale. Cemento illegale e scarichi abusivi i mali peggiori che affliggono il mare laziale.

Dal 29 luglio Goletta Verde arriva nel Lazio, tappe a Gaeta e Anzio.
Tre infrazioni al giorno, ben 2,8 per chilometro di costa, per un totale di 1.008, oltre un terzo in più (+35,7%) rispetto alle 648 dello scorso anno, che porta il Lazio al settimo posto nella classifica nazionale,con una percentuale del 6,9% sul totale delle infrazioni lungo le coste italiane.

Un ritratto a tinte fosche quello che il dossier “Mare Nostrum 2009″ di Legambiente” scatta delle illegalità che colpiscono ogni giorno il litorale laziale, tra abusi edilizi, inquinamento, pesca di frodo e violazione del codice di navigazione, ed in notevole peggioramento rispetto allo scorso anno. La nostra regione sale infatti nella classifica nazionale non solo per quanto riguarda il numero degli illeciti, rispetto a cui passa dal nono al settimo posto, ma anche sul fronte delle infrazioni per chilometro di costa, salendo addirittura dall’undicesimo al settimo posto, passando da 1,8 a 2,8 infrazioni per km, ben al di sopra delle media nazionale di 2. Aumentano anche le persone denunciate o arrestate, da 684 a 1.129, per una crescita percentuale del 39,4%, nonché i sequestri, che passano da 166 a 231, lievitando del 28,1%.

Il cemento illegale è di sicuro il male peggiore che affligge le coste laziali -come già quelle italiane-, quello che fa registrare il maggior numero di sequestri, nonché l’aumento percentuale più notevole, pari al 36,2%, passando da 148 a 232 illeciti, su un totale nazionale di 3.674, e scalando la classifica dal nono al sesto posto. Crescono del 43% le persone denunciate o arrestate, da 168 a 295, e del 37% i sequestri, da 63 a 100. Non va di certo meglio sul fronte delle illegalità per mare inquinato, dove la nostra regione sale di ben quattro posizioni in classifica, dal decimo al sesto posto, ovvero da 80 ai 106 illeciti complessivi (+24,5%), su un totale di 1.810. Le persone denunciate o arrestate crescono da 96 a 143 (+33%) ed i sequestri da 29 a ben 63 (+54%).

“Le nostre coste versano in una situazione di illegalità più che allarmante, assediata dal cemento illegale e dagli scarichi abusivi, ottimo il lavoro delle forze dell’ordine, serve più attenzione da parte degli amministratori comunali -ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio- Il problema più grave rimane quello della cementificazione selvaggia, i nostri dati sono in linea con quanto denunciato dall’assessorato regionale all’Urbanistica, secondo cui il 26% dell’abusivismo laziale si concentra sul litorale, in particolare nella provincia di Latina, dove la percentuale arriva al 74%. Servono norme meno farraginose, da decenni sono pronte le ordinanze di demolizione di centinaia di abusi edilizi che non vanno giù a causa di ricorsi e contro ricorsi che bloccano l’azione di repressione di questi sciagurati fenomeni. Da subito chiediamo che le ruspe si concentrino sui sei piccoli e grandi ecomostri tuttora in piedi nel Lazio, da Ardea a Gaeta e Sabaudia ma anche a nord del litorale. Va anche piegato il piano casa del Governo a finalità pubbliche, bloccando ulteriore cemento inutile e realizzando invece una grande operazione di liberazione dei 300 metri dal fronte mare. Serve uno scatto d’orgoglio da parte delle istituzioni, a partire dagli amministratori locali, il litorale lo attende da anni.”

Con Mare Monstrum tornano anche le “Bandiere nere” di Legambiente, quelle assegnate ai “pirati del mare”, contraddistintisi per vicende che vanno contro la tutela delle nostre splendide coste: Legambiente ha deciso di assegnare una prima Bandiera Nera nel Lazio per il 2009 per le vicende legate al Lago di Paola nel Parco Nazionale del Circeo, con una duplice responsabilità da spartirsi tra la Provincia di Latina, per il progetto di riqualificazione ambientale che nasconde la volontà di realizzare un porto all’interno del lago e regolarizzare situazioni di abusivismo cronico, e il Sindaco di Sabaudia, che appena si è insediato ha tentato di ripristinare con ordinanza sindacale urgente la navigabilità a motore nel lago stesso (l’ordinanza è stata poi annullata dagli organi di controllo).

Sul fronte della pesca di frodo il numero delle infrazioni nel Lazio passa da 251 a 384 (+34,6%) su un totale di 5.741, anche se la nostra regione mantiene il settimo posto nella classifica, visto che c’è un notevole incremento degli illeciti su tutto il territorio nazionale. Incremento anche sul fronte delle persone denunciate o arrestate, da 254 a 386 (+34,2%), e su quello dei sequestri, da 24 a 36 (+33,3%).

Focus speciale per il dossier Mare Monstrum sui porti, tanti troppi, un vero e proprio diluvio di cemento lungo i nostri litorali. Nel Lazio sarebbero oltre 10mila i nuovi posti barca previsti nei porti turistici dalle Linee guida del piano della mobilità della Regione Lazio , approvato nel 2006 e mai ridiscusso. Una somma incredibile da spalmare sui 360 km di costa della nostra regione, che porterebbe complessivamente il numero di posti barca nel Lazio a ben 17.460 (+135%, più del doppio cioè degli attuali): come se poco più che tutti gli abitanti di Mentana (Rm) avessero un posto barca a disposizione. E pensare, che già oggi, secondo i dati Ucina 2008, i posti barca laziali sono 6.722, per un totale di 13 porti, 3 marine private, 10 canali e altri 12 punti di ormeggio.

“L’assalto alle coste si concretizza in moltissimi modi, dagli accessi al mare troppe volte negati dagli stabilimenti balneari, alla pesca di frodo che danneggia il nostro mare e chi opera legalmente, al diluvio di cemento dei nuovi porti, fino ad una miriade di progettini devastanti come quelli sciagurati legati al Lago di Paola che meritano la prima bandiera nera di Legambiente nel Lazio -ha precisato Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio – Bisogna far rispettare le norme, ad esempio quelle del nuovo regolamento regionale che garantisce senza dubbi l’accesso libero e gratuito al mare anche per la balneazione, bloccando i troppi nuovi porti da Formia ad Anzio a Fiumicino, nuovo escamotage per centri commerciali e urbanizzazioni sulla costa. Per rimettere al centro dell’attenzione il nostro mare, torna a solcare i mari la storica Goletta Verde di Legambiente, che dal 29 luglio all’1 agosto arriverà nel Lazio con tappe previste a Gaeta ed Anzio.”

La presentazione del dossier “Mare Monstrum 2009” ha inaugurato, infatti, il viaggio della Goletta Verde 2009, la storica campagna di Legambiente contro l’inquinamento dei mari italiani, realizzata con il contributo di Novamont, Renergies Italia e Nau, media partner La Nuova Ecologia e Radio Kiss Kiss.

Roma, 25 Giugno 2009
L’Ufficio Stampa

Mare Mostrum 2009 di legambiente

Rapporto Lazio

Tab. 1 La classifica regionale del “mare illegale”

Regione

Infrazioni

accertate

Persone denunciate o arrestate

Sequestri

effettuati

Campania =

2.776

3.142

1.002

Sicilia ↑

2.286

2.420

544

Puglia ↓

1.577

1.705

708

Calabria =

1.435

1.501

404

Sardegna =

1.301

1.560

230

Liguria =

1.027

1.080

168

Lazio ↑

1.008

1.129

231

Totale

14.544

16.012

4.049

Fonte: elaborazione Legambiente su dati forze dell’ordine e Cap. di porto (2008).

Tab. 2 Andamento numero assoluto illeciti “mare illegale” 2008/2009, Regione Lazio

Infrazioni accertate

Percentuale sul totale

Persone denunciate o arrestate

Sequestri Effettuati

Posizione

classifica

2009

1008

6,9%

1129

231

7

2008

648

4,5%

684

166

9

Trend

Tab. 3 Infrazioni per chilometro di costa

Regione

Infrazioni accertate

Km di costa

Infrazioni per Km

1

Campania ↑

2776

469,7

5,9

2

Emilia Romagna ↓

639

131,0

4,9

3

Friuli Venezia Giulia ↑

454

111,7

4,1

4

Veneto =

521

158,9

3,3

5

Abruzzo =

418

125,8

3,3

6

Liguria =

1027

349,3

2,9

7

Lazio ↑

1.008

361,5

2,8

Totale

14.544

7.375

2,0

Fonte: elaborazione Legambiente su dati forze dell’ordine e Cap. di porto (2008).

Tab. 4 La classifica dell’abusivismo edilizio sul demanio

Regione

Infrazioni

accertate

Persone denunciate o arrestate

Sequestri

effettuati

1

Campania =

783

1.083

447

2

Sicilia ↑

723

864

287

3

Calabria ↓

461

517

169

4

Sardegna =

382

616

124

5

Puglia =

380

489

202

6

Lazio ↑

232

295

100

Totale

3.674

4.697

1.569

Fonte: elaborazione Legambiente su dati forze dell’ordine e Cap. di porto (2008).

Tab. 5 La classifica regionale del mare inquinato

Regione

Infrazioni

accertate

Persone denunciate o arrestate

Sequestri

effettuati

1

Sardegna ↑

362

384

33

2

Campania ↑

250

308

84

3

Puglia ↓

232

264

192

4

Calabria ↓

223

236

95

5

Sicilia ↓

200

215

89

6

Lazio ↑

106

143

63

Totale

1.810

2.141

748

Fonte: elaborazione Legambiente su dati forze dell’ordine e Cap. di porto (2008).

Tab. 6 La classifica regionale della pesca da frodo

Regione

Infrazioni accertate

Persone arrestate

o denunciate

Sequestri effettuati

1

Campania ↑

1005

991

278

2

Sicilia↑

817

807

137

3

Puglia ↓

754

749

247

4

Liguria ↑

487

487

26

5

Calabria ↓

407

405

115

6

Emilia Romagna ↓

394

394

85

7

Lazio =

384

386

24

Totale

5741

5.763

1.160

Fonte: elaborazione Legambiente su dati forze dell’ordine e Cap. di porto (2008).

LA BANDIERA NERA 2009…

Sul Lago di Paola, alla Provincia di Latina, per il progetto di riqualificazione ambientale che nasconde la volontà di realizzare un porto nell’ interno del lago e regolarizzare situazioni di abusivismo cronico; al nuovo Sindaco di Sabaudia, che appena insediatosi ha tentato di ripristinare con ordinanza sindacale urgente la navigabilità a motore nel lago stesso (l’ordinanza è stata poi annullata dagli organi di controllo).

GLI ECOMOSTRI

Isola dei Ciurli a Fondi (Lt), abbattuta!

A quando la riapertura ai cittadini dell’area dove sorgeva il più grande ecomostro del Lazio? Diciotto mesi fa, i 21 scheletri di villette della lottizzazione abusiva dell’Isola dei Ciurli sono stati abbattuti (dicembre del 2007), un evento storico, una grande vittoria della nostra associazione e di tutti coloro che a partire dal 1968 si sono mobilitati per il rispetto della legalità e contro l’abusivismo edilizio dilagante nel territorio. Ma ad oggi, quello spazio non è stato ancora restituito ai cittadini: uno scandalo, per questo torniamo a chiedere a gran voce un impegno in tal senso anche alla Regione, visto che nel frattempo il sito è diventato area protetta. La storia dell’abbattimento: l’Ecomostro è stato abbattuto dal Comune di Fondi, “costretto” a intervenire dalle ripetute mobilitazioni e da un esposto di Legambiente alla Regione Lazio, con cui si chiedeva l’eventuale applicazione dei poteri sostitutivi per inadempienze in materia di lotta all’abusivismo nei confronti dell’amministrazione comunale. Oltre al buon lavoro della Regione, sono stati altri due gli atti decisivi: la sentenza definitiva della Corte di Cassazione, che ha condannato i costruttori per il reato di lottizzazione abusiva, e l’inserimento dell’Isola dei Ciurli all’interno del Monumento naturale Lago di Fondi. Un successo che sul litorale laziale aspetta di essere emulato.

L’Holiday Village di Fondi: 40 anni di cemento illegale (Lt)

Situato al centro della Riviera di Ulisse, al km 6800 della Via Flacca in località Salto di Fondi, l’Holiday Village sorge direttamente sul mare, protetto dalle dune sabbiose e immerso nella lussureggiante macchia mediterranea. Il complesso, come emerge dai documenti, non ha mai ottenuto il nulla-osta della soprintendenza, ma solo un’approvazione di massima nel 1970 a condizione di numerose varianti, che non sono state mai realizzate. Inizia così, il lungo iter di abusi, sanatorie e trasformazioni edilizie ai danni di quel territorio, un percorso, ci si augura, ormai giunto al suo capolinea. Il “caso Holiday” si riapre a seguito di un esposto anonimo giunto alla Procura della Repubblica di Latina che avvia le indagini coordinate dal sostituto procuratore Giuseppe Miliano. Gli esiti degli accertamenti non si fanno attendere e conducono in breve tempo all’arrivo degli uomini del Nipaf Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale e per la struttura turistica situata sulla duna e sui terreni demaniali di Selva Vetere, si apre un nuovo capitolo: la struttura è sottoposta a sequestro preventivo e la misura cautelare è convalidata immediatamente dal gip Giuseppe Cario. Il valore del sequestro è altissimo: circa 20 milioni di euro per un complesso ricettizio-turistico che da campeggio qual era, conta, alla data del suo sequestro 51 bungalow, un ristorante e circa un centinaio di roulotte ancorate al terreno. Secondo il contenuto dell’ordinanza firmata dal gip, l’Holiday Village, una tra le strutture turistiche più importanti a livello regionale, non rappresenta altro che una lottizzazione abusiva, per di più realizzata su terreni demaniali pericolosamente attigui alle dune (protette) circostanti. Dal 9 marzo 2008, scatta quindi il “divieto di introdursi, proseguire lavori, manomettere sigilli” dell’“Holiday Village”. Contro questo provvedimento viene subito presentato l’appello, ma il Tribunale del riesame lo rigetta riconoscendo validi ed attuali i presupposti del sequestro: è confermata l’impianto accusatorio di lottizzazione abusiva. Ma non finisce così. Nel giugno del 2008 viene presentata al tribunale di Latina una nuova richiesta di dissequestro del complesso turistico, stavolta dichiarata inammissibile dai giudici del capoluogo pontino per via di un errore formale che ha impedito la valutazione del ricorso. Ad oggi, l’ipotesi accusatoria di lottizzazione abusiva resta completamente in piedi, come in piedi ancora restano quei 20 milioni di euro di cemento illegale.

Il Parco delle dune ad Ardea (Rm)

Sul lungomare di Ardea c’è il Parco delle Dune. Qui un cartello impone ai visitatori ferree regole di comportamento, annunciando severe punizioni per i trasgressori. Così al Parco delle Dune “i visitatori sono pregati di servirsi del percorso pedonale in rispettoso silenzio”, “sono invitati a non sporcare, a non raccogliere piante o fiori e non accendere fuochi”. Ma non c’è nessun divieto per chi decide di costruire immobili abusivi, modificando irrimediabilmente il paesaggio dunale. Circa 30 anni fa, furono rilasciate alcune concessioni demaniali per realizzare capanni per la pesca in strutture mobili, ma le strutture ben presto hanno messo le radici nella sabbia e sono diventati immobili, alcuni dei quali dalle rifiniture di pregio. Esattamente alle spalle del parco c’è la Torre Michelangiolesca, all’interno della Tenuta dei Liberti. Immersa nel paesaggio dunale, dovrebbe essere il simbolo di Ardea, ma è ridotta a mero elemento di arredo di un folto gruppo di immobili abusivi, sui quali il Comune di Ardea finora non ha avuto niente da dire.

Il “Caso Ardea” (Rm)

Negli ultimi 15 anni la popolazione di Ardea, uno dei comuni costieri della provincia di Roma, è cresciuta del 41%: dai 16.854 residenti del 1991 ai 28.723 del 2002. Un dato che non è frutto soltanto dello “spostamento” dei romani verso le città della provincia, dove i prezzi del mercato immobiliare sono più bassi rispetto all’inaccessibile mercato romano. Ma anche della considerevole quantità di immobili abusivi – e quindi sottocosto – che il territorio della ex capitale dei Rutili continua ad offrire. Dal 2004 a fine giugno del 2006 sono stati censiti la bellezza di 473 abusi edilizi. Parliamo di 155 nuove costruzioni, 30 sopraelevazioni/ampliamenti, 13 capannoni, 25 tettoie, 36 cantieri con lavori difformi dai permessi, 17 cantieri bloccati a inizio lavori; 59 abusi di minore entità (box, ripostigli, barbecue da giardino, lavori interni senza incremento di cubatura, ecc.), 9 verande, 57 abusi dovuti a lavori per ricavare nuovi volumi abitativi dai sottotetti, 24 recinzioni o mura di cinta, 9 manufatti prefabbricati o in legno, 12 tra box- auto, parcheggi, apertura accessi carrabili, 3 nuovi vani abusivi, 2 abusi su aree del demanio marittimo, 7 chiusure di balconi\terrazzini, 4 cambi di destinazione d’uso, 2 oliveti, 1 ricovero per cani, 1 campo di bocce con struttura chiusa, 1 autolavaggio, 1 caso di impropria manutenzione dell’edificio, 1 marciapiede\camminatoio, 1 campo di calcio, 1 rimessaggio barche, persino 2 fontanelle. E inoltre 2 mancati accertamenti per irreperibilità degli autori dei lavori e 16 pratiche rinviate all’Ufficio Tecnico. Insomma un campionario completo che fa di Ardea il paradiso dell’abusivismo laziale, dove davvero tutto si può fare, meglio se senza autorizzazione. Per quanto riguarda le cubature realizzate e il conseguente consumo di suolo, che comprende soltanto gli abusi di maggiori entità (ossia nuove costruzioni, verande, tettoie, lavori su sottotetti, capannoni, inizio lavori) si può stimare una superficie compromessa di circa 37 ettari e una cubatura complessiva pari a circa 175mila metri quadrati. Una situazione insostenibile che ha portato nel 2004 allo scioglimento del consiglio comunale, dopo le dimissioni della maggioranza dei consiglieri, e alla nomina di un commissario straordinario. Prima della caduta dell’amministrazione, la Procura di Velletri aveva messo sotto inchiesta 17 persone, fra le quali il comandante dei vigili urbani, esponenti politici di maggioranza, il capo dell’ufficio tecnico e 11 imprenditori. Le elezioni del 2007 hanno confermato il sindaco uscente Carlo Eufemi. No comment.

Il parcheggio sulla spiaggia a Lavinio (Rm)

Rimessaggio per le barche, poi riciclato come albergo, poi come parcheggio: è la storia dell’imponente silos che da decenni incombe su un tratto della spiaggia pubblica di Lavinio. Il primo stop ai lavori risale al 1977: struttura sequestrata, titolari in attesa di giudizio, poi condono a fine anni ’80. Per ora il paesaggio costiero di Lavinio si “avvale” di questa straordinaria incompiuta, che oltre a deturpare il paesaggio è anche pericolosa perché in stato di abbandono da oltre 30 anni. Impossibile dare seguito alla sciagurata pratica che lo ha condonato alla fine degli anni ottanta, non resta quindi che abbatterlo. Anche qui si attende che qualcuno prenda l’iniziativa e porti le ruspe demolitrici.

L’hotel Summit di Gaeta (Lt)

L’Hotel Summit adesso è un ecomostro legalizzato, con il placet della Soprintendenza. Pagata la sanatoria, per lo Stato italiano il disastro ambientale non c’è più. Con una manciata di euro un albergo dal valore commerciale enorme costruito abusivamente su un incantevole lembo di costa acquista piena cittadinanza. A futura memoria, giova ricordare la storia di quello che avrebbe dovuto essere inizialmente un ristorantino. Intorno alla metà degli anni ’50 è presentato un progetto per realizzare un ristorante, “Il Barchino”. Nel 1961 vengono sospesi i lavori per irregolarità, in seguito però i cantieri riprendono e l’opera viene finita. Nello stesso periodo, è presentato un nuovo progetto: un edificio a due piani, comprensivo di ristorante e di dieci camere. Il progetto, denominato Argonauta, riceve il parere favorevole della commissione edilizia comunale e il nulla osta di massima della Soprintendenza. Chi più ne ha più ne metta. Ecco arrivare la richiesta di ampliamento che prevede un edificio di cinque piani. Nel 1966 il parere contrario della Soprintendenza, che però non ferma la crescita: negli anni settanta i piani sono arrivati a sette e la superficie da 300 metri quadrati a oltre 1.500. Bocciati i cinque piani, promossi i sette, per la Soprintendenza si può procedere. Ecco allora la variante per aggiungere l’ottavo piano e l’ok del Comune di Gaeta. Sette sì, ma otto no: nuovo parere contrario della soprintendenza. Passano gli anni e arriva nel 2000 la commissione edilizia comunale riguarda le carte e dichiara nulla la licenza edilizia ottenuta negli anni settanta. Ma il proprietario del Summit, visti i precedenti, non si lascia scoraggiare: presenta un’integrazione all’istanza di condono del 1986, con la richiesta di condonare una superficie che nel frattempo è lievitata a 1.975 mq. La tenacia viene premiata e la richiesta è accolta.

Il villaggio del parco a Sabaudia (Lt)

Gli agenti del Nipaf (Nucleo investigativo di Polizia Ambientale e Forestale) di Latina, hanno provveduto al sequestro, per la seconda volta, di 12 ville in Via Biancamano a Sabaudia. Il primo sequestro era dovuto alla illegittimità della concessione edilizia, poiché, nella stessa area, il piano regolatore vigente prevedeva una strada di collegamento. Ma in seguito, per carenze nella consulenza tecnica, il Tribunale del riesame aveva provveduto a dissequestrare gli immobili. Ulteriori accertamenti hanno confermato l’assoluta irregolarità delle concessioni edilizie rilasciate e gli amministratori del Comune sono stati rinviati a giudizio per il reato di lottizzazione abusiva.

“Punta Cetarola” a Sperlonga (Lt)

Nel 1971 il Comune di Sperlonga autorizza la costruzione del Complesso Turistico Alberghiero “Punta Cetarola”, in località Montepiano. Si tratta in totale di 4.300 metri cubi, costituiti prevalentemente da bungalow. Durante l’esecuzione dei lavori, l’Amministrazione riscontra la realizzazione di opere abusive, per le quali vengono emessi i relativi provvedimenti repressivi, impugnati attraverso ricorsi al Tar. Nel 1980 quando arriva la prima sanatoria edilizia, iniziano le procedure per le richieste di condono: la società Punta Cetarola S.r.l. inoltra domanda di concessione in sanatoria per una serie di opere, ultimate entro l’anno 1976. Negli anni novanta, gli abusi proseguono e, in occasione del secondo condono edilizio, l’allora amministratore della “Punta Cetarola Srl” presenta ulteriori domande di concessione edilizia in sanatoria. Di condono in condono, il dimensionamento attuale di“Punta Cetarola” è arrivato a 12.392 metri cubi, ossia quasi il triplo della cubatura iniziale. Non c’è due senza tre: con il terzo condono edilizio arriva un ulteriore “pacchetto” di istanze per nuove concessioni edilizie in sanatoria. Nel 2003 la Regione Lazio istituisce il Parco naturale regionale Riviera di Ulisse, inserendo nel perimetro anche Punta Cetarola: quegli abusi ora sembrerebbero difficilmente condonabile. Ma un ricorso al Tar presentato dalla società “Tiberius Hotel”, erede amministrativo della precedente proprietà, obbliga la Regione a stralciare l’area dal vincolo imposto con l’istituzione del Monumento Naturale. In questo modo, le opere realizzate abusivamente “escono” dal perimetro del parco e restano nel “limbo” di opere abusive in attesa di condono da parte dell’Amministrazione Comunale di Sperlonga. Nel 2006, dopo aver posto i sigilli ad un manufatto realizzato tra i bungalow, i Carabinieri acquisiscono presso il Comune le pratiche di sanatoria dell’intero complesso turistico. La situazione attualmente è la seguente: nonostante lo stralcio dal perimetro dell’area protetta, il Complesso edilizio risulta attualmente non sanato. Per essere sanato, infatti, manca il parere favorevole dell’Amministrazione di Sperlonga alle istanze in sanatoria ai sensi del secondo e terzo condono edilizio.

LA FITTA RETE DELLA PORTUALITÀ DEL LAZIO

Sono oltre 10 mila i nuovi posti barca previsti dalle linee guida del piano della mobilità della Regione Lazio, approvato con DGR il 23 febbraio 2006. Piano che ha semplicemente “copiato e incollato” quanto già previsto dal vecchio aggiornamento del piano porti del 1998. Un numero incredibile da spalmare sui 360 km di costa della regione, che porterebbe complessivamente il numero di posti barca nel Lazio a ben 17.460 (+135%, più del doppio cioè degli attuali): come se poco più che tutti gli abitanti di Mentana (Rm) avessero un posto barca a disposizione. Sarebbero ben 1.100 i nuovi posti barca previsti sulle isole, 4.970 quelli sul continente e 3.970 i nuovi approdi turistici. Da ampliare per 450 posti i porti sulle isole e per 1.800 quelli sul continente, oltre agli approdi per 1.700 posti. Nuovi porti per 500 posti sulle isole, 3.700 sul continente oltre a 2.750 nuovi approdi. Per il piano di coordinamento dei Porti della Regione Lazio, i “porti turistici” sono costituiti dalle strutture rivolte ad accogliere la nautica maggiore, mentre per la nautica minore si parla di “approdi turistici”. Insomma una vera e inutile iattura per le coste del Lazio, che certamente non coniuga – come invece si pone negli obiettivi – lo sviluppo del settore nautico con i principi di salvaguardia ambientale. Diversi i casi particolarmente eclatanti, a partire da quello ipotizzato a Cala dell’Acqua a Ponza, un nuovo porto da 500 posti barca classificato dallo stesso Piano regionale come a elevato rischio ambientale. A rischio elevato sarebbero anche i nuovi porti alla Foce del Fiora (Montalto di Castro Vt, 600 nuovi posti barca) e il Porto di Roma. Stessa classificazione anche per il nuovo porto di Ladispoli (Rm, 400 nuovi posti barca) e l’ampliamento del porto di S. Marinella (che passerebbe da 210 a 500 posti), il quadruplicamento del porto di Anzio (che da 200 passerebbe a 800 posti), di quello di Terracina (da 120 a 500 posti) e l’espansione del porto di Gaeta (con 400 nuovi posti barca). In particolare, per il porto alla Foce del Fiora, “il problema di maggior rilievo è quello delle interazioni tra le strutture portuali e le dinamiche fluviali e costiere (…) con un elevato valore naturalistico dell’area”. Fatti non secondari, vista la dinamica che vede scomparire lentamente ampi tratti di spiagge, un contesto nel quale il porto rischierebbe di creare serie interferenze con l’evoluzione idrografica del fiume e con il trasporto solido fluviale e costiero. Per il Porto di Roma (Fiumicino) è l’enorme dimensione a suscitare forti perplessità: 1.500 nuovi posti barca a poche centinaia di metri dal già realizzato porto di Ostia, dove basterebbe l’adeguamento di quello già esistente. Per Gaeta invece il dubbio è legato alla forte pressione a cui è sottoposto il Golfo, proprio laddove è ferma da tempo la proposta di istituzione di un’area sensibile; in questo contesto pensare di realizzare nuovi ormeggi da destinare ad imbarcazioni di grandi dimensioni è certamente rischioso. Anche ad Anzio la situazione sarebbe particolarmente preoccupante: già nel 1991 uno studio affermava che le conseguenze della realizzazione del molo foraneo di Anzio “sul regime delle spiagge a Sud (…) sarebbero disastrose. L’opera bloccherebbe per molti anni ogni apporto da nord”. Un altro caso è quello del porto di San Felice Circeo, dove diventerebbero ben 500 i posti barca, secondo il progetto della Società Penta srl recentemente ripresentato: più del doppio di quelli esistenti, con una grave compromissione dello splendido ecosistema della zona del Parco Nazionale del Circeo. A complicare le cose ci sarebbero anche molti approdi turistici: 1.700 posti derivanti da ampliamenti e 3.970 invece nuovi di zecca. Quattro gli ampliamenti: al Canale dei Pescatori a Roma (da 80 a 300 posti barca), in un luogo che già oggi presenta enormi difficoltà per l’ingresso e l’uscita delle barche e certo non ha la disponibilità per questi numeri; poi a Porto Badino (Terracina, da 150 a 800 posti barca); al Canale Sant’Anastasia (Fondi, da 100 a 400 posti barca) in un luogo reso tristemente noto dalla presenza di salmonella; alla darsena San Carlo (Gaeta, da 150 a 200 posti). Nove i nuovi approdi previsti: alla Foce del Marta (Tarquinia, con 500 nuovi posti), l’altro fiume del viterbese insieme al già citato Fiora con le stesse difficoltà; al molo Matteuzzi (Civitavecchia, 200 nuovi posti); a La Frasca (Civitavecchia, 200 nuovi posti); al Fosso dell’Arrone (Fiumicino, 300 nuovi posti); al Fosso di Pratica di Mare (Pomezia, 400 nuovi posti); a Lago Lungo (Sperlonga, 300 nuovi posti) in una zona umida di particolare valore naturalistico dalla vulnerabilità elevatissima degli ecosistemi locali; alla Pineta di Vindicio (Formia, 150 nuovi posti); alla Foce del Garigliano (Minturno, 400 nuovi posti); a Nettuno ( 300 nuovi posti). E proprio qui, la Procura di Velletri ha sequestrato il cantiere aperto per la realizzazione della palazzina a servizi del porto turistico Marina di Nettuno, che già aveva destato molte polemiche per l’altezza di una struttura edificata. Oltre a cementificare la quasi totalità della costa laziale, vanno pure aggiunti i problemi indotti da questa orgia di nuovi porti, a cominciare dai nuovi apporti inquinanti (in una condizione di qualità delle acque che nel Lazio è già abbastanza precaria), il disturbo agli ecosistemi (fauna e flora) e la compatibilità delle infrastrutture portuali con quelle dell’entroterra (visto il certo incremento del traffico). Se non bastasse, a questo diluvio di cemento si somma anche quanto non previsto dal piano, come il nuovo porto di levante a Formia, in provincia di Latina, ugualmente in corso di approvazione: una struttura immensa per 750 posti barca con possibilità di espansione fino a 1.300, con due enormi bracci sopraflutto. Una serie di interventi devastanti per molte aree, che piuttosto che riqualificare e valorizzare i “water front” delle numerose città che si affacciano sul litorale laziale mirano a cementificarli tutti.

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