Nel dibattito fin qui svolto su quello che è definito il nuovo porto di Anzio, un importante aspetto è stato sottaciuto: quello ambientale, elemento, questo, che ritengo primario viste le enormi implicazioni sull’ecosistema marino e socioeconomiche ad esso collegate.Ritengo che il dibattito sul porto non possa ridursi tutto sul ” quale potentato economico e politico realizzerà e poi gestirà il nuovo bacino portuale”. Con questo metodo si espropria la città e i cittadini del sacrosanto diritto di partecipazione alle decisioni e di tutela dei propri interessi.  Al contrario ritengo sia giusto valutare costi e benefici colletivi (e non di pochi) delle nuove opere marittime che si andranno a realizzare.

Certo la lottizzazione attuata dal Polo delle Libertà nella costituenda SPA non è un buon inizio, e il mancato dibattito in consiglio comunale e nella città lasciano poche speranze ad una corretta gestione della vicenda porto.

Come esponente Ecologista non sono contrario alla compartecipazione del privato nella gestione di grandi opere pubbliche, ritengo però che la “parte pubblica” debba mantenere il controllo con quote di maggioranza, ritengo inoltre che l’azionariato popolare potrebbe rappresentare un’ulteriore garanzia, per esempio per i piccoli diportisti locali, di non essere un giorno allontanati dal porto, come d’altronde è avvenuto già a Nettuno.

Giusto è andare per ordine:

I porti e l’ecosistema

Negli ultimi venti anni le conoscenze scientifiche riguardanti lo stato degli ecosistemi marini sono fortemente progredite. Contrariamente a quanto si poteva pensare trenta anni fa, è necessario prendere atto che, l’ambiente marino non ha una capacità di ricezione infinita e che l’azione dell’uomo può provocare gravi squilibri.

Il tratto di mare del litorale del Lazio, che va da Ostia al Circeo, è affetto negli ultimi anni da fenomeni tra loro apparentemente in contrasto: quello erosivo e quello dell’insabbiamento.

Le ragioni di tali fenomeni sono da ricondurre prevalentemente a due motivazioni: le opere di sbarramento e il cospicuo prelievo di materiali da parte delle cave realizzate lungo il corso del Tevere e le opere marittime costruite lungo la costa con numerosi porti, pontili, ormeggi. Proprio lo squilibrio ambientale prodotto da questi fattori, ha portato a fenomeni mai registrati in passato, con i drammatici esempi che ci riguardano da vicino: la sparizione della spiaggia che dal Santuario di Nettuno arriva fino A Torre Astura, e l’insabbiamento e l’avanzare dell’arenile in tutto il golfo tra Anzio e Nettuno, fenomeno che sembra strettamente legato all’allungamento del braccio esterno del molo del porto di Anzio e la creazione del porto Turistico di Nettuno. Da quanto già appurato, dal mondo scientifico, la presenza di opere portuali interferisce con i processi idrodinamici costieri e le modifiche del campo d’onda prodotte dalle dighe e dai moli su litorali sabbiosi possono innescare processi di insabbiamento delle imboccature dei porti e di erosione delle spiagge sottoflutto. Quindi la causa dell’insabbiamento del Porto di Anzio ma anche di quello di Nettuno, ha origine proprio nella conformazione di queste strutture, in poche parole sono state progettate in modo sbagliato. E non sarebbe un idea balzana quella di far pagare gli enormi danni economici arrecati alla collettività, le spese sostenute, compresi i danni ambientali, a quanti, negli anni, hanno progettato, sostenuto e approvato la realizzazione di opere di questa portata e con queste caratteristiche.

L’Aspetto paesaggistico

Insabbiamento ed erosione un evento grave finora sottovalutato che sta cambiando quella che una volta era la morfologia di tutta la costa, modificando, irrimediabilmente le caratteristiche paesaggistiche di uno dei più bei tratti di mare del litorale. Quello che una volta era il golfo di Anzio e Nettuno, ora sta diventando una laguna di acque basse, la Riviera di levante, il Tirrena, il Paradiso, i Marinaretti, il Castello Sangallo e il Borgo Medievale di Nettuno vedono sempre più allontanarsi la riva del mare, con la triste prospettiva che un giorno forse dovranno accontentarsi di stare in seconda fila, magari dietro a parcheggi e strade. E la spiaggia di Torre Astura costituita da dune e resti di ville di epoca imperiale, un patrimonio storico – naturalistico, negli ultimi anni sta sparendo sotto l’azione erosiva del mare.

Conclusioni

Alla luce di queste considerazioni, come esponente dei Verdi, ma credo come tutte le persone di buon senso, sono contrario ad un ampliamento esterno del Porto di Anzio, stessa cosa vale per Il Marina di Nettuno che ha già presentato progetti in tal senso. Previa una severa Valutazione di Impatto Ambientale e approfonditi studi, sono invece favorevole ad interventi strutturali, eventualmente con sistemi di by-pass, che facendo circolare le acque inneschino processi di disostruzione della bocca del porto.

Invece per quel che riguarda l’assetto interno, ritengo sia necessaria una razionalizzazione ed una messa in sicurezza di tutto il porto di Anzio, un porto di qualità, per esempio ad indirizzo velistico, con la creazione di nuove banchine dotate di tutti i servizi necessari al diporto, uno spazio dignitoso per la grande e piccola pesca, un punto di attracco sicuro per le navi di stazza superiore e per il collegamento con le isole.

Claudio Pelagallo


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