cumuli all\'interno dell\'impiantoRoma. li, 28/07/2009

Dieci anni di battaglie dei residenti della zona di Via Ferriere- Nettuno non sono servite ad eliminare i fastidi causati da un impianto che negli anni è cresciuto sino a divenire il più grande impianto di compostaggio del Lazio – dichiara in una nota Claudio Pelagallo del coordinamento regionale di Sinistra Ecologia  Libertà-. Centinaia di firme raccolte, pareri legali, esposti ad ASL, carabinieri del NOE al Ministero dell’Ambiente, non sono serviti ad eliminare i cattivi odori che giornalmente fuoriescono dall’impianto di compostaggio. L’area su cui sorge, a cavallo tra la Provincia di Latina e quella di Roma, si trova a stretto contatto con decine di abitazioni e come scritto negli esposti dei residenti “le esalazioni provocano nausea e vomito” tanto da rendere invivibile quella che una volta era una amena zona agricola e residenziale. Nessun processo di coinvolgimento delle popolazioni interessate è stato avviato ne da chi stava realizzando l’impianto ne dalle istituzioni preposte. Nessuno ha voluto ascoltare le ragioni di chi da anni è costretto a restare con le finestre tappate ermeticamente estate ed inverno per non respirare gli effluvi nauseanti.

Pur restando convinti della necessità di ridurre e riciclare i rifiuti con impianti all’avanguardia, riteniamo che questo possa avvenire senza andare contro i diritti e gli interessi di chi risiede nei pressi degli impianti. Se ACEA deve smaltire i fanghi dei depuratori della Capitale deve anche essere in grado di mettere in campo tecnologie atte a mitigare se non eliminare i disagi provocati da impianti industriali altrimenti non compatibili con le attività umane.

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