sit -in antirazzistadi Claudio Pelagallo

Quanto avvenuto i primi di febbraio a Nettuno, dove tre giovani hanno dato fuoco ad un lavoratore indiano che dormiva su una panchina della stazione ferroviaria, deve far riflette sul grado di degrado umano, morale e civile a cui è giunto il nostro paese. In quell’occasione molti hanno detto: “il razzismo no c’entra, erano giovani annoiati e sotto l’effetto della droga”. Noi sosteniamo, invece, che il razzismo c’entra eccome, ma non è un ingrediente isolabile, un’ideologia motivante; è piuttosto una componente ormai intrinseca e indistinguibile di un senso comune di violenza e sopraffazione che si è diffuso nelle coscienze. Il branco, sostenuto dal senso comune, ti fa sentire normale anche il gesto scellerato che tanto indigna. Ma occorre andare oltre i crudi fatti di cronaca. Le politiche, che criminalizzano gli immigrati irregolari relegandoli ai margini dell’economia e della società, sottendono anche un razzismo di tipo istituzionale che si intreccia e fomenta nuove forme di razzismo popolare, fondate su stereotipi, pregiudizi, disinformazione. Il risultato è una miscela esplosiva, che sta producendo episodi brutali: dall’assassinio di Abdul a Milano e dei sei ghanesi a Castel Volturno, ai pestaggi – Emmanuel Bonsu Foster picchiato dai vigili urbani a Parma, Tong Hongsheng, cittadino cinese aggredito a Roma, per citare solo alcuni noti episodi di cronaca e fenomeni di discriminazioni razziste quotidiane. Una parte dell’opinione pubblica accetta gli immigrati purché lavorino da schiavi e siano invisibili negli spazi pubblici; accoglie cioè le braccia, ma non le persone.
E preoccupano le intenzioni del Governo in materia di immigrazione che, oltre al già restrittivo Decreto Flussi, prevedono norme ancora più discriminanti e vessatorie per gli stranieri che arriveranno in futuro in Italia: come la tassa di 200 euro per le pratiche di rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno che si aggiungerebbero ai già previsti 72 euro per un permesso di soggiorno che anziché ottenere in 20 giorni come prevede la legge richiede oltre un anno di attesa, la tassa di 200 euro per la richiesta di cittadinanza. Per ottenerla ci vogliono oggi almeno 10 anni di residenza continuativa e 3 anni di attesa dalla domanda al decreto di riconoscimento.Permesso di soggiorno necessario per chiedere le pubblicazioni di matrimonio Evidente restrizione del diritto alla unità familiare. Rilascio di nulla osta per ricongiungimenti. Il termine per il rilascio del nulla osta passa da 90 giorni a 180 giorni. Reato di ingresso e permanenza illegale sul territorio ammenda da 5 mila a 10 mila euro. Per non parlare della norma chiaramente persecutoria che cozza con un diritto sancito dalla Costituzione, quello alla salute, che consente ai medici di denunciare lo straniero che si rivolge a strutture sanitarie pubbliche. Questo provvedimento rappresenta, una grave lesione del principio di universalità del diritto alla salute, e indurrà tantissimi stranieri senza permesso di soggiorno a rinunciare alle prestazioni del servizio sanitario nazionale, con tutto quello che ne consegue per i rischi per la salute di tutti i cittadini.
L’emigrazione da paesi extracomunitari e la mobilità dei cittadini comunitari europei sono fenomeni inarrestabili e strutturali in un mondo globalizzato, che richiedono politiche proiettate nel futuro, mirate alla gestione e non al solo contrasto. Nel nostro paese il lavoro immigrato risponde anche alla esigenza di compensare il calo demografico della popolazione in età attiva che ogni anno è pari a 250 mila persone in meno, e alla urgenza di far fronte alle rilevanti carenze del sistema di welfare e di assistenza. Gli stranieri residenti in Italia sono oggi circa quattro milioni, di cui la metà donne, il 6,7% della popolazione, che producono il 9% del PIL. Quattro milioni di persone esposte agli effetti di provvedimenti xenofobi del governo e delle amministrazioni locali, in balia delle strumentalizzazioni del sistema mediatico, prede di circuiti malavitosi e vittime di violenze ed aggressioni razziste. Due milioni i lavoratori, donne e uomini migranti regolari che lavorano e pagano 4 miliardi di tasse: nelle mansioni più pericolose, faticose ed umili, con retribuzioni inferiori del 30, a volte anche 40%, senza pari diritti ed opportunità. Per loro è molto difficile sentirsi parte integrante della società italiana.Un milione circa sono gli immigrati irregolari che lavorano in condizioni di sfruttamento più o meno grave, senza diritti e con il ricatto della espulsione.
Non possiamo restare a guardare, occorre rilanciare con forza l’impegno per l’uguaglianza razziale perchè la speranza di una società interculturale e rispettosa delle differenze non resti solo una speranza.

 

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