Anzio riviera di ponente

Intervento di Claudio Pelagallo
18 FEBBRAIO 2005 ORE 16.30
ANZIO – PARADISO SUL MARE

Con questo convegno abbiamo voluto affrontare un tema interessante, che non rientra in quelli che di solito animano il dibattito politico nel nostro paese, ma che noi Ecologisti riteniamo molto importante e attuale, come proteggere la risorsa mare e farne occasione di sviluppo. Abbiamo voluto affrontare il problema esaminandolo nei vari aspetti da quello scientifico a quello economico per giungere alle proposte; partendo dalla consapevolezza che il mare e la costa non sono semplici spazi vuoti dove si può fare qualsiasi cosa ma una vera e propria risorsa da difendere e gestire per il bene comune e per questo abbiamo pensato di discutere su questo argomento con esperti, operatori, legislatori e amministratori.

Occorre fare alcune premesse

Riteniamo che il mare sia una ricchezza da conservare

Il mare ha una grandissima importanza per il funzionamento dell’ecosistemaTerra, sia per il suo ruolo nel ciclo dell’acqua sia per la sua azione mitigatrice sul clima. Nel mare ha avuto origine la vita e per l’essere umano esso rappresenta una grande fonte di cibo, di minerali.
Il mare è perciò una ricchezza da conservare: acque pulite significano infatti maggiore ricchezza di vita, ossia più specie animali e vegetali diverse tra loro e maggior numero di individui per ogni singola specie. Questo è un vantaggio non solo per l’ecosistema marino ma anche per gli esseri umani. Bisogna infatti ricordare che la conservazione degli ecosistemi naturali è molto importante e che la diversità degli esseri viventi costituisce una delle principali condizioni distabilità della biosfera;

L’interazione tra mare e costa

Il nostro Paese, che si allunga nel mare Mediterraneo con la sua caratteristica forma a stivale, ha sempre avuto uno stretto rapporto con il mare.
Le coste hanno una lunghezza complessiva di circa 8.000 km di grande valore paesaggistico-ambientale con oltre cinquanta aree di particolare pregio naturalistico destinate a riserve marine. Le spiagge si estendono per circa il 52% dello sviluppo litoraneo mentre porti, banchine e opere di protezione si sviluppano per oltre 600 km.
Nei comuni litoranei vivono circa 18 milioni di abitanti con una densità pari a 387 ab/km2 (più del doppio della media nazionale che è di 188 ab/km2).
Il mare rappresenta una risorsa importante per le attività di pesca e acquacoltura, per i traffici marittimi, per il turismo. Al mare sono legati alcuni tra i patrimoni più importanti che abbiamo: l’alimentazione, le antiche usanze di pesca, l’artigianato, le culture, i valori ambientali e paesaggistici.

Molti i fattori di pressione
sull’ambiente marino e costiero

La maggior parte delle attività umane concorre a generare pressioni sull’ambiente
marino, soprattutto sulla zona costiera che è quella immediatamente esposta al loro impatto. L’inquinamento o, più in generale, il degrado dell’ambiente marino è quindi direttamente o indirettamente una conseguenza di tutte le attività umane, ma ce ne sono alcune che hanno dato una brusca accelerazione allo stato di allarme ………….

L’urbanizzazione e l’aumento della popolazione
La concentrazione della popolazione lungo le coste ed il contemporaneo abbandono
dei territori montani e collinari, hanno favorito la crescita di insediamenti ed attività produttive e ricreative in modo incontrollato lungo tutti i territori costieri, accentuando le condizioni di sofferenza dell’ambiente.
Da una parte, l’urbanizzazione, spesso abusiva, opponendosi al naturale movimento
delle mareggiate ed impedendo alle correnti marine di seguire il loro corso, altera il normale rimodellamento delle coste; dall’altra, l’aumento della popolazione comporta un aumento degli scarichi urbani che, arrivati in mare attraverso le fognature, possono causare sia il deterioramento della qualità delle acque marine dal punto di vista sanitario, sia fenomeni di eutrofizzazione.
La diversità biologica del Mar Tirreno, ma più in generale del Mediterraneo, è sottoposta a notevoli pressioni tra le quali, lo fruttamento delle risorse ittiche per fini commerciali, è solo una parte del problema impoverimento della fauna.
L’incremento delle attività umane lungo la costa ha un grave impatto sugli habitat costieri e sui relativi processi ecologici, impatto che può ripercuotersi anche a notevole distanza dalla riva. I lavori di protezione del litorale, la bonifica dei terreni, l’estrazione di sabbia e di ghiaia, le attività ricreative e lo sviluppo di industrie e di porti hanno infatti modificato e in alcuni casi distrutto gli habitat e i relativi processi ecologici. Molte di queste zone costiere sono densamente popolate e registrano una continua crescita delle attività turistiche. Numerosi habitat e siti sono minacciati anche semplicemente dal numero di visitatori, dall’aumento del traffico e dalla crescita della domanda di alloggi e di servizi migliori.
Ulteriore minaccia alla biodiversità marina è inoltre rappresentata dall’introduzione accidentale di specie alloctone, organismi geneticamente modificati e organismi patogeni che possono generare alterazioni nella fauna e nella flora locali.

Degrado del suolo e desertificazione dei territori costieri

La Provincia sud di Roma sta assistendo al fenomeno della grande concentrazione di abitanti proprio lungo la fascia costiera, con un’urbanizzazione intensiva in prossimità dei maggiori porti ed estensiva lungo la maggior parte della costa. L’urbanizzazione rappresenta certamente uno dei più emergenti problemi ambientali della nostra regione, se si pensa che in questi anni si è costruita, e il fenomeno nona accenna ad arrestarsi, un vera e propria barriera di cemento approssimativamente su buona parte dei 300 km di costa laziale. Questo implica un’importante sottrazione di habitat per flora e fauna, una riduzione dei terreni destinati all’agricoltura, un significativo aumento della domanda di acqua dolce per usi potabili, civili ed industriali, e un’altrettanto forte concentrazione di mezzi a motore lungo la fascia costiera.

• Inquinamento

Molte sostanze artificiali sono in grado di danneggiare i processi biologici negli organismi acquatici, penetrando nell’ambiente marino in seguito allo scarico, all’emissione e alla fuoriuscita da una serie di processi industriali e di attività commerciali e domestiche. Per quanto riguarda l’inquinamento da idrocarburi e da sostanze chimiche, particolare attenzione dovrebbe essere rivolta alla prevenzione di incidenti navali. A questa problematica, si aggiunge il fenomeno dell’eutrofizzazione dovuto ad un eccessivo apporto di sostanze nutrienti, quali azoto e fosforo, provenienti essenzialmente dalle attività agricole e dalle acque reflue urbane.

I processi industriali
Gli scarichi e le emissioni di contaminanti, prodotti nei processi industriali, rappresentano una seria minaccia alle popolazioni animali e vegetali presenti nell’ambiente marino.
Le lavorazioni industriali possono produrre dei residui contenenti sostanze tossiche
(vernici, solventi, metalli pesanti, quali piombo e mercurio) che, una volta
arrivate in mare sia attraverso le acque di scarico, sia attraverso le deposizioni
atmosferiche, interferiscono con le componenti biotiche dell’ecosistema marino
producendo danni sia acuti che cronici.

Vanno considerati, inoltre, anche gli oleodotti e i gasdotti off-shore, come quello che si vorrebbe costruire ad Ardea e che gli ecologisti stanno giustamente osteggiando. L’installazione e la messa in opera di tali condutture determina la necessita’ di definire una legislazione nazionale ed internazionale che tenga conto delle conseguenze sull’ecosistema marino di queste nuove forme di sfruttamento del fondo dei mari.

L’agricoltura
Le acque di dilavamento dei terreni agricoli recano con sé pesticidi ed antiparassitari
che causano inquinamento chimico, nonché concimi chimici a base di
azoto e fosforo che innescano processi di eutrofizzazione nel bacino ricevente.

La PescaPesca
Da una ricerca condotta da Conf commercio risulta che le famiglie italiane che negli ultimi anni, c’è stato un aumento del consumo di pesce del 15,6 per cento.
Sarà merito della mucca pazza, sarà perché gli italiani sono più attenti al cibo salutare ma il pesce è entrato di prepotenza sulle tavole italiane.
Statistiche alla mano è anche l’Osservatorio Ismea – Nielsen a confermare l’innamoramento degli italiani verso il pesce. Dai risultati sul consumo del pesce fresco in Italia, risulta che le famiglie privilegiano l’acquisto di pesce di mare (56 per cento) seguito dai molluschi (25 per cento ), il pesce di acqua dolce (13 per cento ) e i crostacei (6 per cento). Ma il pesce è apprezzato soprattutto al ristorante come conferma l’ Osservatorio dei consumi ittici che monitora il consumo extradomestico del pesce attraverso la stima degli acquisti effettuati dai ristoratori in Italia.

Ma i risultati delle ricerche rivelano che:

Le variazioni delle popolazioni di specie ittiche sfruttate a fini commerciali costituiscono il segnale più evidente dell’impatto della pesca sull’ambiente marino.
Data la scarsa qualità delle statistiche disponibili, è difficile seguire l’andamento delle popolazioni marine del Mediterraneo e valutare l’entità degli stock; tuttavia i dati esistenti indicano che gli stock demersali sono soggetti ad uno sfruttamento troppo intenso. La situazione dei grandi pelagici (come il tonno e il pesce spada) è altrettanto preoccupante, a causa della cattura di grandi quantità di novellame; alcuni segnali indicano una pesca eccessiva, con conseguente riduzione degli stock.
Il tipo di pesca oggi utilizzato che ha piu’ legami con quelle delle tradizioni marinare italiane e’ la pesca costiera locale giornaliera, che necessita di
piccole barche e piccoli porti che, in passato, hanno dato vita ai piu’ caratteristici borghi marinari del nostro paese. Questo tipo di pesca e’ stata, pero’, messa in crisi da nuovi e piu’ “redditizi” metodi, anche se con un maggiore impatto ambientale: le reti a strascico, utilizzate spesso in maniera non corretta, portano alla completa distruzione e desertificazione dei fondali e le spadare sterminano un gran numero di delfini, tartarughe e altre specie protette. Per fortuna, l’Unione Europea ne ha vietato l’uso a partire dal 1998 .
Lo stato delle risorse non consente di aumentare lo sforzo di pesca, al contrario,
è necessario attuare strategie di riposo biologico, anche tramite l’istituzione di
particolari aree protette, di modo che lo sfruttamento delle risorse biologiche sia attuato in modo sostenibile.

L’istituzione di aree protette
Per salvaguardare e proteggere le zone costiere e marine che conservano
ancora intatto il loro patrimonio naturale, sono stati costituiti parchi naturali
che, per le loro caratteristiche, hanno la “vocazione” a diventare aree protette,
offrono cioè motivi di interesse specifici, sia per le forme del territorio, sia
per la vegetazione e la fauna. Le aree marine protette rivestono un ruolo strategico
nella gestione della fascia costiera, e rispondono a tre necessità prioritarie
per lo sviluppo sostenibile delle aree costiere e marine: conservare la diversità
marina, mantenere la produttività degli ecosistemi e contribuire al benessere
economico e sociale delle comunità umane. Quindi, oltre ad avere una funzione
di tutela e conservazione ambientale, di riproduzione del pesce, le aree marine protette costituiscono un efficace strumento di sviluppo per nuove attività economiche che possono essere di tipo culturale, sociale, urbanistico, scientifico, educativo e di tutela del
patrimonio naturale.
Cogliamo l’occasione di questo convegno per rilanciare la proposta per l’istituzione della riserva marina di Torre Astura.
Le scelte tecnico-politiche
e le soluzioni individuate

La Legge 537/93 ed il successivo Decreto Interministeriale del 28 aprile 1994
hanno trasferito al Ministero dell’ambiente le funzioni di tutela e difesa delle
coste e dell’ambiente marino.
In accordo con gli attuali orientamenti comunitari, il Decreto Legislativo
n. 152/99 ha introdotto il concetto di perseguimento e/o mantenimento di prefissati
obiettivi di qualità ambientale superando quindi gli obiettivi di sola qualità
funzionale. Le finalità di questo decreto rispondono all’esigenza prioritaria
dello studio integrato dell’ecosistema marino-costiero, caratterizzando e valutando
in modo integrato i fattori biotici e abiotici e definendo i parametri guida
per la valutazione della qualità e la conseguente classificazione degli ambienti
costieri. Nello stesso decreto viene richiamata la necessità di corrette politiche
di pianificazione e programmazione per la gestione della fascia costiera, in linea
con gli obiettivi di qualità da perseguire. Un ruolo particolarmente importante
è stato assegnato alle Regioni, sia nella fase di individuazione di zone vulnerabili
all’inquinamento di origine terrestre, che nella predisposizione di specifici
programmi di controllo e di risanamento delle acque marino-costiere.
Ma è triste constatare come la Regione Lazio in questi anni del governo storace non abbia ne risanato ne programmato ma al contrario abbia adottato verso le politiche ambientali quella che potremmo definire la politica di Attila, fare terra bruciata dei delle leggi di tutela ambientale aprendo così la porta, anche per quel che riguarda il litorale, alle più bieche operazioni speculative.

Barriere liberiamo il mare
Negli decenni scorsi abbiamo assistito alla progressiva cementificazione della costa, stabilimenti abusivi, chioschi e cabine non rimovibili, scarsa azione di repressione, e possiamo dire quasi nulla la programmazione da parte delle amministrazioni competenti regione e comuni.
Risultato: le spiagge sono sempre meno accessibili per chi non voglia pagare prezzi altissimi, il mare è ormai scomparso dietro muri e strutture di cemento, le spiagge libere sono quasi scomparse.
Ma soprattutto non si può non constatare che da cittadine affacciate sul mare e ad esso legate da valori culturali e ambientali, economici e turistici, Anzio e Nettuno, ma anche Lavinio e Tor San Lorenzo e Ostia si sono trasformate progressivamente in metropoli altamente urbanizzate in cui anche percorrendo il lungomare si ha la netta sensazione di percorrere il viale di una città come le altre, del mare non si percepiscono i colori, gli odori, i rumori, la salsedine e solo raramente compare qualche sprazzo di visuale, sempre parzialmente occultata da cartelloni, inferriate, divisori o giardini artificiali opportunamente rialzati per nascondere le visuali.
Alla continua violazione del diritto di godimento e di accesso al mare torniamo ad affermare Liberiamo il mare dalle gabbie
Ormai è tempo che si elabori un nuovo modello di gestione delle spiagge, che salvaguardi l’ambiente, i diritti dei cittadini ed il turismo, che premi gli imprenditori seri e rispettosi delle leggi, dei diritti altrui e dell’ambiente e colpisca duramente abusivi e speculatori.

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Capitolo a parte va dedicato all’erosione della costa
e ai porti di Anzio e Nettuno

Negli ultimi venti anni le conoscenze scientifiche riguardanti lo stato degli ecosistemi marini sono fortemente progredite. Contrariamente a quanto si poteva pensare trenta anni fa, è necessario prendere atto che, l’ambiente marino, come abbiamo già affermato in precedenza, non ha una capacità di ricezione infinita e che l’azione dell’uomo può provocare gravi squilibri.
Il tratto di mare del litorale del Lazio, che va da Ostia al Circeo, è affetto negli ultimi anni da fenomeni tra loro apparentemente in contrasto: quello erosivo e quello dell’insabbiamento.
Le ragioni di tali fenomeni sono da ricondurre prevalentemente a due motivi: le opere di sbarramento, e la drastica diminuzione degli apporti solidi fluviali con il cospicuo prelievo di materiali da parte delle cave realizzate lungo il corso del Tevere e le opere marittime costruite lungo la costa con numerosi porti, pontili, ormeggi, pennelli
•Nel Lazio i fenomeni erosivi e l’arretramento degli arenili si presentano, ormai, con caratteristiche generalizzate su tutto il litorale anche se con forme e connotati diversificati.
Dei circa 300 Km che, escluse le isole, costituiscono lo sviluppo costiero regionale, ben 125 Km, oltre il 40%, sono in erosione.
Una situazione che, oltre a compromettere grandi valori ambientali, mette a rischio parti importanti, dell’economia costiera che nel turismo balneare ha uno dei suoi punti di forza e, in diversi casi, pone problemi di salvaguardia di infrastrutture ed abitati.
(dati regione Lazio) Le punte più significative di questo fenomeno sono localizzate a cavallo della foce del Tevere (nel tratto Fregene – Fiumicino il 76% della costa è in erosione e nel tratto Fiumicino – Ostia l’87%), tra Nettuno e Sabaudia (con percentuali che oscillano tra il 72% ed il 100%), tra San Felice Circeo e Sperlonga (in modo particolare tra S. Felice e Porto Badino e tra Torre Gregoriana e Sperlonga dove l’erosione interessa il 100% della costa). Le cause di questa situazione e del suo progressivo aggravamento vogliamo ribadirlo sono molteplici: dalle opere che determinano erosioni localizzate, strutture e moli portuali prima di tutto, alla edificazione incontrollata di ampie zone costiere.

Proprio lo squilibrio ambientale prodotto da questi fattori, ha portato a fenomeni mai registrati in passato, con i drammatici esempi che ci riguardano da vicino: la sparizione della spiaggia che dal Santuario di Nettuno arriva fino A Torre Astura, e l’insabbiamento e l’avanzare dell’arenile in tutto il golfo tra Anzio e Nettuno, fenomeno che sembra strettamente legato all’allungamento del braccio esterno del molo del porto di Anzio e la creazione del porto Turistico di Nettuno. Da quanto già appurato dal mondo scientifico la presenza di opere portuali interferisce con i processi idrodinamici costieri e le modifiche del campo d’onda prodotte dalle dighe e dai moli su litorali sabbiosi possono innescare processi di insabbiamento delle imboccature dei porti e di erosione delle spiagge sottoflutto. Quindi la causa dell’insabbiamento del Porto di Anzio ma anche di quello di Nettuno, ha origine proprio nella conformazione di queste strutture, in poche parole sono state progettate in modo sbagliato. E non sarebbe un idea balzana quella di far pagare gli enormi danni economici arrecati alla collettività, le spese sostenute, compresi i danni ambientali, a quanti, negli anni, hanno progettato, sostenuto e approvato la realizzazione di opere di questa portata e con queste caratteristiche.

L’Aspetto paesaggistico
Insabbiamento ed erosione un evento grave finora sottovalutato che sta cambiando quella che una volta era la morfologia di tutta la costa, modificando, irrimediabilmente le caratteristiche paesaggistiche di uno dei più bei tratti di mare del litorale. Quello che una volta era il golfo di Anzio e Nettuno, ora sta diventando una laguna di acque basse, la Riviera di levante, il Tirrena, il Paradiso, i Marinaretti, il Castello Sangallo e il Borgo Medievale di Nettuno vedono sempre più allontanarsi la riva del mare, con la triste prospettiva che un giorno forse dovranno accontentarsi di stare in seconda fila, magari dietro a parcheggi e strade. E la spiaggia di Torre Astura costituita da dune e resti di ville di epoca imperiale, un patrimonio storico – naturalistico, negli ultimi anni sta sparendo sotto l’azione erosiva del mare.
Alla luce di queste considerazioni, come ecologisti, ma credo come tutte le persone di buon senso, abbiamo più volte espresso la nostra contrarietà ad un ampliamento esterno del Porto di Anzio, stessa cosa vale per Il Marina di Nettuno che ha già presentato progetti in tal senso. Previa una severa Valutazione di Impatto Ambientale e approfonditi studi, siamo invece favorevoli ad interventi strutturali, eventualmente con sistemi di by-pass, che facendo circolare le acque inneschino processi di disostruzione della bocca del porto.
Invece per quel che riguarda l’assetto interno, riteniamo sia necessaria una razionalizzazione ed una messa in sicurezza di tutto il porto di Anzio, un porto di qualità, per esempio ad indirizzo velistico, con la creazione di nuove banchine dotate di tutti i servizi necessari al diporto, uno spazio dignitoso per la grande e piccola pesca, un punto di attracco sicuro per le navi di stazza superiore e per il collegamento con le isole.

Conclusioni
Come Ecologisti siamo convinti sulla impossibilità di caricare un sistema delicatissimo come quello del litorale a sud di Roma di usi intensivi. Quindi, la risorsa mare deve essere preservata costituendo il principale volano per lo sviluppo economico del litorale, e uno dei più importanti per l’economia dell’intera regione.
Chilometri e chilometri di costa vanno organizzati sia per quanto concerne la pesca, sia per la portualità sia per l’uso balneare. Crediamo in sostanza che qualunque intervento sull’area marina, non può essere realizzato al di fuori di uno studio scientificamente attendibile, su piani e programmi compatibili con la conservazione di un bene non riproducibile.

Introducendo magari anche il concetto di Piano Regolatore del Mare”.

• garantire una gestione durevole delle risorse naturali, marine e terrestri;
• proteggere l’ambiente marino e le zone costiere prevenendo l’inquinamento, nonché riducendo ed eliminando gli apporti di inquinanti di qualsiasi natura;
• tutelare la natura, salvaguardare e valorizzare i siti ed i paesaggi d’interesse ecologico o culturale;
• rafforzare la solidarietà tra gli Stati rivieraschi del Mediterraneo gestendo il loro patrimonio comune e le loro risorse a vantaggio delle generazioni presenti e future;
• contribuire al miglioramento della qualità della vita e dell’ambiente.

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3 commenti on “Il Mare è la voce del mio cuore” intervento al convegno

  1. Avatar J. Almeida ha detto:

    è un grande Invia , mi è sempre come l`amore per leggere quello che encreve, blog sul mio ha anche UMS articoli contenuti e alcune notizie giuridiche molto . Hugs. Http: / / notebooksacer.blogspot.com

  2. Avatar Francesco Delai ha detto:

    Condivido appieno le sue osservazioni! Il mare è una risorsa da studiare e proteggere.

  3. Avatar Roby Dama ha detto:

    Sig. Pelagallo, il mediterraneo e la costa del Lazio sono stati troppo sfruttati, troppe costruzioni il mare è sempre più lontano. comunque sono d’accordo con lei.

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